Edoardo Pilutti

” [...] Alle geometrie della perfezione euclidea e della bellezza programmabile e replicabile si contrappongono però, antiteticamente e violentemente, corpi bruniti dal sole, dalle anatomie molli e imperfette già in odore di ellenismo; alla durezza della pietra, simbolicamente rimandante a valori certi e immutabili, corrisponde il nudo di figure che si apprestano, nelle pose e nelle rilassatezze delle membra, nella naturalezza dello svelarsi e dell’offrirsi, a superare il rimando mitologico e divenire erotiche e terrene e le cui forme arrotondate, muliebri o virili, in un abile gioco di sbalzi cromatici che le relega al primissimo piano, rubano lo spazio alle scenografie di capricci desunti dall’artista da poemi omerici [...] “.

(da testo critico Edoardo Pilutti | Nella carne e nella pietra, a cura di Gaetano Salerno)