Giorgio Trinciarelli

” […] Il lavoro dell’artista è infatti divenuto – seguendo una precisa evoluzione tecnica e stilistica sempre logica e lineare – ricerca dell’armonia spaziale e osmotica relazione con il vuoto che esiste e persiste al di fuori del manufatto e al di là della sua funzione estetica, laddove la materia scultorea determina il proprio ingombro nella dimensione del reale e afferma la propria esistenza autonoma, determinandosi come oggetto in un mondo già oggettificato, divenendo ulteriore strumento di analisi per comprenderlo, concettualizzarlo, dominarlo […]...

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Alessio Larocchi

” […] Nulla appare statico in questa sequenza d’immagini che l’artista seleziona e propone senza soluzione di continuità con l’intento di realizzare un archivio del tempo che scorre, dell’essere che diviene, dell’entità biologica (testimoniata dall’immagine) che trasfigura se stessa verso altre forme possibili, potenziali luoghi dell’essere nei quali dare forma – transitoriamente – alla propria natura mutevole. L’opera d’arte trasfigurata esiste (o, alla fine del passaggio trasfigurativo, smette di esistere) come elemento sensibile non più...

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Stefano Mariani

” […] Luoghi (o nonluoghi) familiari eppure anonimi, riconoscibili eppure impersonali, racchiusi entro l’unica persuasione della loro evidenza, le città si estendono lungo orizzonti occlusi da imponenti e incombenti cattedrali edilizie, tra il monocromo grigiore di una tavolozza controllata dai bianchi e dai neri, e rappresentano palcoscenici teatrali di storie umane parcamente accennate, anch’esse sottilmente descritte, fugacemente accennate dalla presenza di sagome ombrose, abbandonate nell’infinito presente di un incedere pigro, lungo simbolici tragitti lineari e solitari....

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Stefano Martignago

” [...] Non-esseri e non-luoghi divengono astrazioni della loro consistenza figurativa, emergono dall’impasto materico con passaggi di pennello associati a graffiature del colore per lasciarsi solo blandamente lambire e mai penetrare, mai attraversare dal giudizio critico, quasi deferenti e casuali. Allegorie dunque della contemporanea e moderna incapacità di evolvere, dell’appagante quanto innaturale apatia che ci schiaccia e ci appiattisce nel tempo, accentuata da sapienti tagli fotografici che bloccano gli sviluppi narrativi e creano (per poi rapidamente stemperare) tensioni tra...

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Emilio Pian

” [...] Oltre le precise coordinate fornite dunque dallo spazio e dal tempo e le vulnerabilità imposte alla materia da queste imprescindibili variabili e dalla loro percezione nel “nuovo presente”, l’azione dell’artista si riscopre costantemente attuale, resa contemporanea e comprensibile dal rapporto con l’atto reiterato della raccolta che annulla prontamente le distanze tra il ciò che è stato e il ciò che è, consentendo di correlare l’oggetto presente con la sua suggestione lontana, rivisto da sguardi più attenti e consapevoli e dal costrutto mnemonico che conferisce...

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Tiziano Bellomi

” [...] Le sculture di cemento, minimali e materiche – anch’esse eternizzazione di un archetipo – di Tiziano Bellomi, i cui oggetti artistici (selezionati tra le opere prodotte da altri artisti), cementificati e imprigionati dentro l’oggetto-manufatto, rifuggono un’immediata quanto parziale fruizione visiva, si allontanano da un giudizio critico superficiale e sommario e ridiscutono – intraprendendo molteplici digressioni concettuali tra apparenza ed essenza – i principi di verità e di autorevolezza di forme d’arte che ambirebbero ad essere onnipresenti...

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